Raccolti 2020, un lavoro da bottega
In una bottega si lavora e si impara. Spesso, proprio in quest’ordine.
Succede che quando si realizza qualcosa, successivamente, lo si osservi e lo si studi per migliorarlo o semplicemente per fare qualche piccolo cambiamento.
In Bottega Miller funziona così: ci si mette continuamente in gioco e in discussione con coraggio.
Matteo e Lara si occupano della direzione artistica e ci raccontano qualcosa sulla seconda edizione di Raccolti Festival.
Che cosa è cambiato rispetto all’anno scorso?
L: È un festival più maturo, più consapevole. L’anno scorso è stato un po’ una scommessa, una proiezione per il pubblico di quello che era Bottega Miller, del suo spirito. Quest’anno Raccolti ha definito meglio la propria identità: un festival che parla di narrazione nelle sue svariate declinazioni e con una forte sensibilità alla valorizzazione del territorio.
Che cosa, invece, non è cambiato?
M: Non è cambiato lo spirito, soprattutto in un momento così delicato è necessario mettere in gioco gli elementi di coesione che sostengono il nostro gruppo lavoro; anche l’ambizione non è cambiata, quella di fare comunque l’evento migliore possibile nonostante tutte le prove a cui ci sta sottoponendo questo 2020.

Matteo Bellizzi
Hai tre parole a disposizione per convincere qualcuno a venire a Raccolti, quali useresti?
L: Sicuramente comunità, per il festival è un momento collettivo, di convivenza, dialogo, ascolto. Curiosità, perché è quello che contraddistingue gli organizzatori e, speriamo, anche il pubblico. Contenuti, perché la nostra speranza è che chi partecipa al festival, sia come pubblico che come ospite, torni a casa con qualcosa in più.
M: Mi gioco anche io le 3 C: la città, Vercelli, ideale da scoprire nel tempo di un week end, il clima che si respira tra incontri e un bel senso di relax e il nostro chiostro di San Pietro Martire, uno dei piccoli grandi tesori della città.
Che cosa lega gli ospiti alla parola Raccolti?
L: Un uso intelligente e sensibile della comunicazione anche in contesti insidiosi come il web e i social.
M: ognuno di loro è portatore di un punto di vista preciso sulla realtà. Credo che il bello sia poterli abbracciare tutti in un’unica visione, che è poi quella del Festival.
Cosa auguri al pubblico di Raccolti per questa edizione?
L: Di vivere un’esperienza in cui sentirsi parte attiva e partecipe. Noi abbiamo come riferimento festival come quelli di Pordenone e Mantova, dove tutta la città si anima nei giorni della rassegna.
Cosa ti auguri per l’edizione di quest’anno?
L: Con Raccolti 2020 spero di consolidare la nostra presenza nel panorama culturale. E vorrei che ospiti e pubblico, a festival finito, potessero andare in giro dicendo: “Come sono stato bene”…
M: Sì, per noi è importante curare gli aspetti legati all’esperienza Festival, in quest’anno così particolare, in cui abbiamo molti limiti dati dalla situazione, mi auguro si possa apprezzare comunque lo spirito che anima e sostiene la nostra idea.

Lara Giorcelli
Come ti immagini Raccolti tra qualche anno?
L: Mi auguro che Raccolti possa diventare un momento dell’anno atteso da molti, un punto di riferimento nel calendario cittadino, e magari non solo. Lo immagino così.
M: mi piace rimanere nella metafora che sostiene il Festival: ogni semina rinnova il ciclo, nessuno ti garantisce che l’anno prossimo farai raccolto, so però che se lavoreremo bene verremo ripagati e questa idea crescerà insieme a noi.








